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Donne che legano uomini. Quando gli uomini diventano vittime e le donne carnefici

Book  · January 2012   with   19 Reads DOI: 10.5281/zenodo.33618
ISBN: 9788897486169 AbstractDopo il fortunato successo di Gli uomini che sfigati, le donne che stronze, Manuel M. torna con le sue analisi al vetriolo sui rapporti tra i due sessi. In Donne che legano uomini l’autore mette a nudo lo spaccato femminile fatto di apparenza legata alla moda, alla chirurgia estetica, agli psicofarmaci. Come nel precedente pamphlet, anche qui la donna esce devastata, non tanto dagli interventi di chirurgia estetica, ma per i non-valori che rincorre: soldi, ancora soldi e solamente soldi. L’obiettivo è un imprenditore-milionario che assicuri il mantenimento e la capacità di fare shopping a livelli elevati (le mitiche borse Birkin e Kelly di Hermès - straordinari nascondigli per lo Xanax - le scarpe di Laboutin o Jimmy Choo, e così via). Un viaggio attraverso la trasvalutazione di valori dove etica, cultura, affetti, amore, famiglia, vengono sacrificati spietatamente sull’altare della disponibilità economica, scambiata per benessere, come strumento di affermazione sociale.

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Join for free MANUEL M.DONNECHE LEG ANOUOMINIQuando gli uomini diventano vittime e le donne carne ci TERMIDOROEDIZIONIXSMALL © T Evia Ponte Seveso, 35, 20125 MilanoIsbn: 9788897486169info@termidoro.itCommerciale: 0289403935Promozione: tel 02 39620017 / 02 87156229Fax 02 70030075www.termidoro.it 5IntroduzioneDevo confessare che, nei miei primi qua-rant’anni, credevo ormai di a ver visto quasi tut-to (mi riferisco, ovviamente, alle donne),  nchè un giorno mi sono trovato a rivedere profonda-mente le mie convinzioni e le certezze che cre-devo acquisite da tempo. Ho scoperto un lato dell’universo femminile che, in realtà, fa parte di una vera e propria strategia per ridurre l’uo-mo a mero strumento della volontà della don-na. Ho scoperto un mondo provinciale fatto di apparenza legata alla moda, alla chirurg ia este-tica, agli psicofarmaci.Nei pochi mesi che ho avuto occasione tra-scorrere a Luino, sulla sponda lombarda del Lago Mag giore, mi sono scontrato con una re-altà che non conoscevo. P er me è stato un vero e proprio shock, ma è stata l’occasione, c ome sempre, per tirare fuori il sociologo che alber-ga in me, anche se, in questo caso, per alcuni aspetti sarebbe stato necessario l’intervento di uno psichiatra. Sì, perchè lo Xanax - il farmaco 6più assunto da questa categoria di donne - è uti-lizzato in psichiatria.Ho tratto ispirazione dall’ esperienza persona-le (riportata in alcune frasi citate fedelmente), e dall’analisi dei comportamenti e delle cause sottostanti, per scrivere questo pamphlet , il se-condo sul tema dei rapporti tra uomini e donne dopo il fortunato Gli uomini che s gati, le donne che stronze . Anche in questo caso il ritratto della donna esce devastato, non tanto dagli interven-ti di chirurgia estetica, ma per i non- valori che rincorre: soldi, ancora soldi, e solamente soldi (la rima con «saldi» non è casuale..). L’ obietti-vo è un imprenditore-milionario che assicuri il mantenimento e la capacità di fare shopping a livelli elevati (le mitiche borse Birkin e Kelly di Hermès - straordinari nascondigli per lo Xanax -, le scarpe di Laboutin o Jimmy Choo, e così via). Vi sembrerà di leggere la sceneggiatura di un episodio di Sex and the City , mentre si tratta solo dell’ ennesima conferma del fatto che la re-altà supera di gran lunga qualsiasi fantasia.Assistiamo ad una trasvalutazione di valo-ri dove etica, cultura, a etti, amore, famiglia, vengono sacri cati spietatament e sull’altare della disponibilità economica, scambiata per 7benessere, come strumento di a ermazione so- ciale.Manuel M.lukeskwlkr8@gmail.com A Roby D. Datemi una maschera e vi dirò la v eritàOscar Wilde DONNECHE LEGA NOUOMINI 15Di date sempr e di una donna che non è in grado di stupirvi. C ’è una specie di sadica per -versione nel desiderio di una donna di sogg io-gare il proprio partner. All’inizio si mostrano miti, persino dolci, apparentemente senza pre-tese. Si tratta solo di una maschera, di una delle numerose facce del prisma da mostrare a se-conda della circostanze. Come un camaleonte, la donna è in grado di capire in pochi istanti chi è l’uomo che ha davanti, e di cosa ha bisogno. Intuisce i vostri desideri come se avesse una sfera di cristallo al posto del cervello, e con que-sta fosse in grado di vedere nella vostra mente. Inutile cercare di dissimulare la vostr a natura: la donna l’ha già capita. Cercare di ingannarla è una delle cose più faticose e inutili che possiate fare.Fondamentalmente si tratta di un gioco, nel quale l’uomo fa la parte del topo, e la donna è il gatto. Sorniona, è un’ammaliatrice abile ad adescare con languide occhiate la sua preda. Si 16fa rincorrere - la donna non accetta di corteg-giare un uomo - ma in realtà la cacciatrice è lei. Consapevole del fatto che fareste qualsiasi cosa per conquistarla, giocherà con voi  nchè non avrà deciso che è giunto il momento di farsi cat-turare. Deve passare un po’ di tempo: qualche cenetta al ristorante (mai a casa, perchè sareb-be disdicevole, e poi voi ci provereste subit o), qualche uscita al cinema, poi i primi casti baci. Non è il caso di cedere subito, perchè v oi potre-ste pensare che si tratti di una donna «leggera», anche se ve la darebbe già la prima sera, perchè quando decide di uscire con voi, ha già deciso come andrà a  nire, ma deve farvi sublimare l’agognato premio. In questo modo penser e-te esattamente ciò che canta Elio in Servi della gleba («Hai pucciato il biscotto, o almeno hai li- monato? No ragazzi, non scherziamo. Lei non è una come tutte le altre»). Nessuna canzone, nella storia dell’umanità, ha saputo descrivere in maniera così veritiera questa situazione.Dunque, si tratta di pura tattica dilatoria, avente come unico scopo quello di attirarvi come mosche sul miele, o meglio come dei topi che vanno dritti verso il loro tragico destino, come nella  aba tradizionale tedesca del pi e- 17raio magico, trascritta, fra gli altri, dai fratelli Grimm. La storia si svolge nel 1284 ad Hameln, in Bassa Sassonia. In quell’anno la città viene inva-sa dai ratti. Un uomo con un pi ero si presenta in città e promette di disinfestarla; il borgoma-stro acconsente promettendo un adeguato pa-gamento. Non appena il pi eraio inizia a suo- nare, i ratti restano incantati dalla sua musica e si mettono a seguirlo, lasciandosi condurre  no alle acque del  ume Weser, dove muoiono an- negati. La gente di Hameln, ormai liberata dai ratti, decide incautamente di non pagare il pif-feraio. Questi, per vendetta, riprende a suonare mentre gli adulti sono in chiesa, questa volta attirando dietro di sé tutti i bambini della città. Centotrenta bambini lo seguono in campagna, e vengono rinchiusi dal pi eraio in una caverna. Nella maggior par te delle versioni, non soprav-vive nessun bambino, oppure se ne salva uno solo che, zoppo, non era riuscito a tenere il pas-so dei suoi compagni. Inutile, quindi, cercare di ingannare la donna, o resisterle: il suo potere è troppo forte per sperare di av ere successo.Ricordate l’ episodio delle sirene nell’ Odissea di Omero? Le sirene sono una personi cazione dei pericoli del mare, demoni marini, metà don- 18ne e metà uccelli; il loro padre era il dio- ume Acheloo e la madre la musa Melpomene, oppure la musa Tersicor e. Sono menzionate per la prima volta nell’ Odissea , dove sono in numero di due, oppure, più spesso, tre, chiamate, nell’ accezione più comune, Ligia, Leucosia e Partenope, dalla quale il nome antico di Napoli. Nella tradizione sono musiciste squisite e, secondo Apollodoro, una suonava la lira, un’altr a cantava, la terza te-neva il  auto. Circa la loro origine e le loro ibri- de sembianze, le versioni sono diverse. Ovidio sostiene che un tempo esse erano donne comu-ni, ma chiesero agli dei il bene cio delle ali, per cercare sui mari una loro compagna rapita da Plutone. Secondo altri, erano state trasforma-te da Demetra, quale punizione per non essersi opposte al rapimento di sua  glia . Oppure che Afrodite le aveva private della bellezza, perché disdegnavano i piaceri d’amore.Secondo la leggenda l’isola delle sirene era posta lungo la costa dell’Italia meridionale, al largo della penisola di Sorrento; con il fascino della loro musica esse attiravano i marinai che passavano nelle vicinanze; le navi si avvicina va-no allora pericolosamente alla costa rocciosa e si fracassavano; e le sirene divora vano gli im-prudenti. 19Gli argonauti passarono loro vicino, ma Or-feo cantò tanto melodiosamente che i marinai della nave Argo non ebbero voglia di ascoltar-le. Solo Bute si lanciò in mare, ma fu salvato da Afrodite. Anche Ulisse solcò quelle acque ma, preavvertito da Circe, ordinò ai suoi uomini di tapparsi le orecchie con la cera; lui stesso si fece legare a un albero della nave, vietando ai com-pagni di slegarlo, qualunque supplica avesse loro rivolto. La storia racconta che le sirene, in-dispettite dal proprio insuccesso, si buttarono in mare e a ogaro no. Dunque, neanche il furbo Ulisse aveva saputo resistere al fascino delle sirene, ma a veva preso le giuste precauzioni per non lasciarci le penne. Prestate quindi attenzione a quando vi avvici-nate ad una di questa a ascinanti cr eature: esse sapranno ammaliarvi con le loro arti, e voi non avrete alcuna arma per poter resister e loro.Nessuna donna vi dirà mai che cerca un uomo con i soldi che le dia la possibilità di starsene a casa e di passare le giornate a fare lo shopping con la sua carta di credito. Cercherà di mettervi in testa che crede all’amor e «vero», quello con la «A» maiuscola; che non ha grilli per la testa; che è amante delle cose semplici. Tutte balle: ciò che vuole veramente è trovare uno che la man- 20tenga. Lo scòpo della donna è stare a casa, non avere la necessità di dover lav orare per vivere, e spendere i soldi del marito. Quindi, non venite scelti con il criterio dell’amore, non per le vostr e qualità, nè per ciò che siete, ma solo per ciò che avete o che potete rappr esentare. I soldi sono la cosa più importante, e alla  ne prevalgono come criterio di scelta ma, in una prima fase, può funzionare anche il fatto di portarvi in giro come un trofeo (se avet e un minimo di fama o di cultura tale da permetterle di farle fare bel-la  gura con le amiche, soprattutto se abita in provincia). Alla lunga, se non avete il porta-foglio a  sarmonica, il rapporto non regge: la donna vuole spendere. Spendere i vostri soldi, naturalmente. «Non è il discorso di una borsa ma di un modo di vivere che è stato sempre il mio obiettivo, e non voglio essere giudicata per ciò che sento di volere... e mi sento più onesta ripeterlo anche se non ti fa piacere così potrai valutarmi bene... piuttosto che far  nta di nul- la... io non sono capace a fare sacri ci e neanche ad apprezzare le piccole cose... non sono assolu-tamente una donna semplice che si accontenta anzi... io passi in dietro a livello di qualità di vita non ne faccio neanche se sono cotta come una pera di un uomo che vive una vita da spartano». 21Potrei fare un elenc o sterminato di gri e di moda e di accessori che ho sentito nominare. Le scarpe status symbol sono quelle di Christian Louboutin, il cui nome, tra i più chic del mondo degli accessori, è aumentato notevolmente ne-gli ultimi anni. Louboutin  rma scarpe dalla in- confondibile suola rosso lucido pericolosamente seducenti e dai tacchi pericolosamente alti. Dal-la classica pump alle creazioni più sorprendenti, chi indossa Louboutin è chiaramente un passo avanti. Almeno in provincia, mentre a Milano è Jimmy Choo l’indiscusso must delle calzature femminili. Jimmy Choo nasce nel 1996, quan-do Tamara Mellon, edit or accessori per British Vo gu e , incontra l’ omonimo calzolaio di Londra. Con la combinazione tra il talento e la maestria di lui e l’ occhio per moda di lei, il marchio diven-ta ben presto un successo mondiale. In mostra sui red carpet, e sulle pagine patinate di tutte le principali riviste, Jimmy Choo è diventato un vero brand di lusso.Voglio parlarvi di Birkin, un trapezio di pelle che è diventato quasi un’ ossessione. «Un uomo che ti regala una borsa è speciale. Un uomo che ti regala una Birkin è il principe azzurro» a er- ma il personaggio di Emily Gilmore nel serial tv Gilmore Girls . La Birkin è la borsa ampia e co- 22moda, ma allo stesso tempo elegantissima per eccellenza. Esclusiva e costosissima, se la può permettere solo chi ha un certo stile di vita (e un elevato reddito), come Victoria Beckham - si dice che Posh Spice ne possieda più di cento modelli - Eva Longoria, Avril L avigne, Renée Zellweger, Jessica Simpson, Kim Kardashian e Kelly Rutherford. La Birkin è, più che una bor-sa, una leggend a; l’accessorio per eccellenza delle donne più celebri e ammirate del mondo, nonchè un vero e proprio «stile di vita». Il pro-blema è proprio questo: per una donna rappre-senta il successo, non tanto per sè stessa, quan-to per il fatto che le altre, vedendola con una Birkin, penseranno «ecco, questa è una con i soldi, una che sta bene». Si tratta solo di mante-nere le apparenze, e non fa niente se magari per potersi comprare una di queste borse la donna fa sacri ci tutto l’anno; l’importante è ciò che penseranno le altre vedendola con quella mucca scuoiata al braccio.La Birkin prende il nome dall’attrice e cantan-te inglese Jean Birkin, che lavorò però pr evalen-temente in Francia, divenuta famosa con il  lm Blow-up di Michelangelo Antonioni. Altra im- presa celebre della Birkin fu poi la sua interpre-tazione della canzone Je t’ aime... moi non plus , 23nella quale languidi gemiti fanno da contorno ad un testo contenente richiami esplicitamen-te sessuali. Dice la leggenda che lo stilista Jean Louis Dumas, diventato in seguito presidente di Hermès, stesse viaggiando in aereo di  anco all’attrice quando questa lamentò la mancanza di una borsa spaziosa e ra nata al tempo stes- so. Dumas promise così a Jean di crear e per lei questo tipo di borsa - in un certo senso, la pri-ma maxibag elegante della storia - e da qui nac-que la Birkin di Hermès. Ormai la borsa Birkin è diventata più famosa dell’attrice di cui ha preso il nome, la quale ha dichiarato che «Quando mia  glia (Charlotte Gainsbourg, nda ) va in Amer i- ca le chiedono se è la  glia della borsa». La Birkin è, ovviamente, carissima . I modelli sono molti, ma il prezzo di base è di oltre cinque-mila euro. Un po’ troppo? No, se si considera che la Birkin di norma non è la borsa di chi, faticosa-mente, riesce a mettere insieme quella cifra in un anno di risparmi, ma di chi è abituato a spender-la in una giornata di shopping. Non per niente, la Birkin viene spesso considerata «un modo di essere»: il lifestyle di chi non ha bisogno di sape-re quanto costa e che la indossa con disinvoltu-ra e indi erenza verso il suo valore economico. Oltre al prezzo, l’ esclusività della Birkin è anche 24esplicitata nelle interminabili liste d’attesa (circa due anni) a cui bisogna iscriversi per entrarne in possesso. Su questo argomento, e su ciò che una donna arriva a fare pur di possedere una Birkin, è incentrato un episodio di Sex and the City , l’11° della quarta stagione intitolato «Potevo, volevo, dovevo» ( Coulda, Woulda, Shoulda ) , dove r ecita anche Lucy Liu nei panni di se stessa. Il titolo dell’ episodio parafrasa il celeberrimo Non pos- sumus, non debemus, non volemus con il quale, il 17 maggio 1809, Pio VII, nato Bar naba Niccolò Maria Luigi (in religione Gregorio) C hiaramon-ti, accolse il generale napoleonico de Miollis, che, entrato al Quirinale, gli intimava di cedere alla Francia i territori dello Stato Ponti cio e di rinunciare al potere temporale, prefer endo così la via dell’ esilio. 1 Nell’ episodio citato Samantha, 1 La formula è derivata dalla tradizione paleocristiana: non possumus (non parlare diGesù Cristo) è la frase che gli apo- stoliPietro eGiovanni avrebbero opposto a chi chiedeva loro di non predicare ilVangelosubito dopo la morte di Cristo. La frase fu poi rilanciata da Papa Pio IX, nato Giovanni Ma-ria Mastai Ferretti, l’ultimo sovrano dello Stato Ponti cio, che usò questa formula per rispon dere ai tentativi del Regno d’Italia di confrontarsi con il Vaticano per risolvere la que-stione romana. La locuzione, già utilizzata negli ambienti ponti ci come motivazione di ri uti, fu utilizzata successi- vamente per lo più nell’ambito dei rapporti politico-diplo-matici fra il Vaticano e l’Italia. 25contravvenendo il celebre af orisma di Arthur Schopenhauer, secondo il quale «tu puoi fare tutto ciò che vuoi, ma non puoi volere ciò che ti pare», 2 appro tta del fatto di aver conosciuto la famosa attrice, e decide di spendere il suo nome per avere accesso alla lista indispensabile per ac-caparrarsi la mitica Birkin. Alla  ne dei giochi, e dopo aver insultato in maniera inquali cabile la responsabile vendite della nota casa di moda, perde sia il prezioso oggetto che la sua preziosis-sima cliente.La Birkin è vista da molte donne come un traguardo, il segno tangibile di «avercela fatta» nella propria carriera o vita sociale, contraria-mente alla massima di Oscar Wilde, secondo il quale «nessuno può essere libero se è costretto ad assomigliare agli altri». Pur essendo un ac-cessorio esclusivo, le Birkin si fa interprete del-le necessità di tutte le donne: essere eleganti ma anche avere con se tutto il necessario per stare fuori casa una giornata o anche una notte. L a Birkin è realizzata a mano da esperti ar tigiani; pare che per ogni borsa siano necessarie circa venti ore di lavorazione. I materiali sono di pri-2 Memoria sulla libertà del volere , in I due problemi fondamentali dell’etica , T orino, Boringhieri, 1961, p. 111. 26missima qualità e tessuti e colori sono tra i più diversi; le  bbie og gi possono essere anche d’ o- ro e tempestate di brillanti, e in queste versioni così lussuose la borsa arriva a costare ben oltre i diecimila euro. Si parte da un minimo di cin-quemila euro, poi in base alle sue particolarità il prezzo raddoppia, arrivando anche a ventimila euro.Per quelle che non si possono permettere una Birkin, c’è un’ alternativa: Kelly, una delle borse più famose di tutti i tempi, una delle poche a poter essere chiamate per nome. P ossedere una Kelly di Hermès, più che essere una donna di successo, signi ca toccare con mano un mit o, possedere un piccolo pezzo della storia della moda. Si tratta di una borsa semplice, senza fronzoli, concepita per essere sistemata nella portiera di una macchina, disegnata da Emile e Ettore Bugatti e destinata a sua moglie Julie (la Bugatti nasce da questa collaborazione nel 1923). La Kelly è una borsa trapezoidale dotata di un fondo rigido, e di un sistema di chiusura a cinghie. Questa borsa passe partout può essere poggiata a terra, perché il suo fondo è protet-to da quattro piedini. Priva di fronzoli e poco incline a esser messa sulle ginocchia, è perfet-ta per i viaggi. L a prima versione è rivestita in 27marocchino, come un bagaglio da viagg io, ed è provvista di una serratura per chiuderla a chia-ve. Gli inizi, quindi, non sono particolarmente lussuosi per questa borsa destinata a diventare un classico del lusso senza tempo. Bisognerà aspettare una principessa e una foto pubblicata dalla rivista americana Life , nel 1958, per veder cambiare la sorte della Kelly. Si racconta che Grace, la principessa di Mo-naco, cercasse di nascondere la r otondità della sua gravidanza dietro questo grande modello di borsa Hermès. Quello che non si dice, però, è che la principessa ne avesse ordinate una mez-za dozzina, in pelle nera, color miele, marrone, rosso Hermès, verde scuro... Questa foto, che ha fatto il giro del mondo sulle copertine delle riviste, ebbe un impatto enorme. Tutte le don-ne più chic iniziarono la corsa a questo model-lo, che fu ribattezzato Kelly in onore della bel-la principessa americana. Tuttavia, la borsa fu chiamata u cialmente con questo nome solo 21 anni dopo. Ormai la famiglia Kelly ha un albero genea-logico enorme: otto dimensioni, dalla Kelly 50 (centimetri), alla Kelly mini-mini (15 cm), una ventina di materiali diversi, pelle, struzzo, coc-codrillo, lucertola, tutti i colori di Hermès, le 28versioni tricolore... e tutto questo in più di 200 possibili combinazioni. Tutti i capricci sono per-messi se si passa attraverso l’ atelier degli ordini speciali, che ha realizzato delle borse in cuoio e jeans, con tappeti antichi, in visone rasato. In versione sport da città o da sera, con chiusura gioiello in oro e diamanti, le Kelly diventa ver-satile, onnipresente, perché c’ è n’ è una per tutte le situazioni della vita di una donna.La Kelly, oltre che essere una delle borse più belle al mondo, è senz’altro una delle più costo-se. Pensate che servono due alligatori per farne una, e che la lavorazione di ogni singola borsa impegna un operaio per 18 ore. Proprio per questo, non si trova mai una Kelly originale il cui prezzo sia sotto i tremila euro (il prezzo è di 4.500-5.000 euro). Ma soprattutto, troveret e una Kelly con molta di coltà: ancora oggi in- fatti le liste d’attesa sono davvero chilometri-che.Se pensate che il rapporto tra il costo di una borsa Hermès al negozio e l’ e ettivo costo della borsa è 1 a 64 (se loro spendono 1 euro per una borsa voi la pagate 64, e quindi la borsa che vi fanno pagare ventimila euro a loro costa poco più di tremila euro) ci si rende conto della f ollia. 29Ma, si sa, la donna non è l’essere più r azionale del pianeta.Fino all’irruzione delle Birkin e delle K elly , le donne si accontentavano di una borsa di Lou-is Vuitton. La di erenza si nota dalla scelta delle borse in due serie tv americane: in Girls , trasmessa dalla Hbo, nella scena dell’arrivo di Jessa (Jemima Kirke) si intrav ede un borso-ne Louis Vuitton, mentre il citato episodio di Sex and the City è incentrato su una Birkin. Il problema è che le Vuitton sono così facilmen-te imitabili, così alla portata di chiunque, che sfoggiarne una non implica più possedere uno status symbol. Molti sostengono che il logo LV rovesciato signi chi difetto, e che perciò sia falso. Questo non è assolutamente vero; alcune borse autenti-che tipo le Speedy, le P apillon sono create con un unico pezzo di canvas: occorre quindi veri care che un lato della borsa presenti il monogram-ma a rovescio. Quindi se sul davanti trovate i disegni diritti, sul retro li troverete rovesciati. Il logo LV non è mai tagliato. Ci sono eccezio-ni dove non è possibile farne a meno (in alcu-ni modelli vintage e modelli Cherr y Blossom, Vivacitè e Gra ti) ma il risultato sarà sempre gradevole. Non esiste il taglio del logo in modo 30casuale. Anche altri modelli possono avere, da un lato solo, il disegno rovesciato. Le borse Vuitton sono simmetriche; i simboli sono per-fettamente uguali sia da una parte che dall’al-tra. I simboli LV sono sempre perfettamente centrati attorno ai disegni, e mai tagliati nelle cuciture, e i manici copriranno esattamente lo stesso simbolo, sia a destra che a sinistra. Louis Vuitton usa un font speci co per incidere il suo marchio sia esternamente che internamente. Oramai molte borse contra atte hanno car at- teri tip ogra ci molto simili, e solo un occhio molto esperto può capirne la di erenza. Piccoli particolari (grandezza del carattere, la «O» non molto tonda, poco spazio tra un carattere e l’ al-tro) le di erenze sono davvero microscopiche, ma per chi è pratico le noterà subito. Un altr o indicatore, ritenuto erroneamente segno di palese falsità, è il colore. Louis Vuitton ha mai fatto questo modello? Attenzione specialmente ai modelli murakami, borse con panda, ciliegi-ne,  orellini, marchi colorati e modelli vintage: per sapere se la borsa esiste veramente occor -re andare direttamente in boutique o sul sito Internet u ciale, e controllare che il modello che state per acquistare esista davvero. Questo perchè, spesso e volentieri, chi fabbrica queste 31borse contra atte si inventa modelli o agg iun- ge alle borse accessori che non esistono. Così, nessuna donna è più in grado di distinguere una Vuitton falsa da una vera, e, se ne indossate una, si chiederanno tutte se sia vera o falsa, per cui non vale la pensa acquistarne una. Diverso (per il momento) il ragionamento relativo alle Birkin e alle Kelly.Ma perchè si rincorre una borsa che può co-stare un anno di stipendio, o sacri ci e privazio- ni per averla? Non si desidera una Birkin perchè bella, comoda o funzionale (in fondo si tratta pur sempre di un trapezio di pelle cucito dove in lare degli oggetti); la si desidera perchè gli altri possano notare che ne possediamo una. Gli «altri» non sono certo gli uomini, ma le donne! Sì, il paradosso di tutto questo, è che le donne rincorrono questi accessori, non per la loro rea-le utilità (il rapporto costi/bene ci è irragione- vole), ma per sfoggiarle davanti ad altre donne. Il ragionamento è semplice: nel momento in cui queste borse sono diventa te uno status symbol, possederne una signi ca automaticamente v e- nire considerata «arrivata», di successo, bene-stante; una che può permettersi un accessorio ultracostoso, di lusso (leggi: «visto quanto ho speso?»). Il problema è che, entrando in questo 32meccanismo perverso, certe donne sono co-strette ad acquistare più di una borsa, per evita-re che le amiche dicano «hai visto, ha sempre la stessa borsetta, poveretta; si vede che non può permettersene un’altra». Vestiti, borse, ac cessori vari, non vengono acquistati per la loro reale utilità, ma per soste-nere l’immagine nei confronti delle altre don-ne, perchè gli uomini queste cose non le notano nemmeno. Così il mondo della moda prospera (ancora per poco, vista la crisi) sul desiderio di mantenere l’immagine nei confronti degli altri. È così vero, che io stesso, di fronte ad un invi-to alla Scala per La donna del lago di Gioachino Rossini, mi sono sentito rispondere: «Non mi piace neanche la Scala, sai quanti biglietti ho ricevuto e gettato? Mi piace arrivare alla Scala con un vestito da sera  ghissimo». Ha ragione Oscar Wilde, nel sostenere che «il vizio supre-mo è la super cialità»: questo ne è un chiaro esempio.La mia amica Milva C. sostiene che in real-tà tutti questi marchi siano da s gate, e che le donne veramente chic comprano scarpe di Ma-nolo Blanik, e vanno a Parigi ad acquistare le esclusive borse della maison Goyard e gli acces-sori di Colette. 33D’altronde, si sa che il vizio peggiore della donna è, certo, quello del lusso, e non a caso piace al diavolo apparire, specialmente, sotto le sembianze umane, soprattutto di donna, come racconta il V escovo di Alessandria, Atanasio, nelle tentazioni di Sant’ Antonio da Vienna. An-che a Santa Pelagia, che era stata commediante in Antiochia, e si era poi ritirata a vita contem-plativa in una spelonca del monte Oliveto, il diavolo o riva oggetti di desider i antichi, anel- li, monili, gemme d’ogni sorta.«Quand’io ero ragazzo» ci testimonia Martin Lutero 3 «si racconta va di una vecchia femmina che aveva deliberato di portare alla perdizione due paci ci vec chi sposi», contro i quali il diavo- lo aveva inutilmente fatte le sue prove. La stre-ga fece in modo che essi ponessero dei coltelli a lati sotto i loro origlieri e li portò a credere che l’uno di essi voleva uccidere l’ altro: questo sarà tanto vero, ella disse, come lo sarà che essi troveranno i coltelli sotto il cuscino. In co nse-guenza l’uomo tagliò la gola alla donna. Allora il diavolo apparve a quella vecchia: senza farsele vicino, le porse in dono sopra una lunga perti-ca un paio di scarpe. Perchè non vieni tu avanti? 3 Conv. Conviv . , ed. Weim, vol. 2, n. 1429. 34disse la femmina; perchè tu sei più trista di me: tu sei riuscita in quello che io non avevo potuto otte-nere . La novelletta, poi ripresa in Calabria, nella quale la donna riesce a essere più potente dello stesso diavolo (il quale ebbe sì gran paura di ac-costarsi a quella vecchia più diabolica di lui, che le allungò le scarpe dall’estremità di una canna), veniva narrata a Lutero prima che egli si facesse autore della controriforma. È probabile che si tratti d’una novella nata in Germania, dove la credenza delle streghe era ben radicata.Nella prima parte del Malleus male carum 4 viene a rontata la discussione della natura del- la stregoneria. Parte di questa sezione spiega perché le donne, a causa della loro debolezza e a motivo del loro intelletto inferiore, sono per natura predisposte a cedere alle tentazioni di Satana (esse sono mas occasionatus ). Il titolo stesso del libro presenta la parola male caru m , 4 Il Malleus male carum (trad. Il martello del male ) è un testo pubblicato in latino a Strasburgo nel 1486/1487 dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Krämer , in-vestiti da Innocenzo VIII attraverso la bolla Summis deside- rantes a ectibus del 1484, che dava ai due frati pieni poteri, in alcune regioni della Germania, di svolgere incontrastati la loro opera di inquisitori contro il delitto di stregoneria, allo scopo di soddisfare l’urgenza di reprimere l’ eresia, il pagane-simo e la stregoneria in quei territori. 35(con la vocale femminile) e gli autori sostengo-no (erroneamente) che la parola femina (donna) deriva da fe+minus (fede minore). C’era una volta, pertanto, si narra in una no-vella popolare siciliana, il diavolo Zuppiddu ed era all’Inferno. Morivano uomini, e tutti anda-vano all’Inferno, e lui domandava: «Ora perchè voi uomini venite tutti all’Inferno?». Risponde-vano: «per causa delle donne». Ora, il diavolo curioso dice: «Mi voglio passare una curiosità». Si vestì da cavaliere e venne a Palermo; e si mise a passeggiare sotto una  nestra; e vide una gio- vane che gli piaceva. Passeggia , passeggi a, se ne innamorò a tal punto da chiederla in matrimo-nio, col patto che la voleva colla sola camicia; e tutto quello che voleva questa giovane glielo doveva domandare mentre era  danzata , ba- dando che da sposata non doveva domandargli più niente. Ella acconsentì, e il cavaliere le fece la roba, che lei si poteva vestire durante tutta la vita. Sposarono, e dopo qualche giorno il mari-to la porta a teatro. Essendo a teatro (le donne si sa!) si mise a guardare l’abito di questa e l’ a-bito di quella; ne vide uno che le piacque molto, e lei non l’aveva; e non sapeva che cosa far e per averlo. Ma suo marito le aveva detto che non doveva chiedergli più roba...; e lei imbronciò. 36Suo marito le domandò: «Rosina, che cos’hai che sei seccata?». «Niente». «Ma tu non sembri tutta» - «Davvero non ho nulla». «No, meglio me la devi contare». - «Ora lo vuoi sapere? Ho visto una che ha un abito che io non ho e sono seccata perchè non lo posso avere». Il diav olo che la sente fare questo discorso, salta su, come un tappo di maschio (da sparo) - «Ah! dunque è vero che gli uomini vanno all’Inferno per cau-sa di voialtre donne». La lascia in asso e va via. Impotente con i santi, il diavolo sferra i suoi at-tacchi contro i fedeli, avvalendosi della donna sin da quando il peccato è sceso nel mondo con Eva. 5 Mi domando che  ne abbia fatto il concetto di kalokagat hia , l’ adattamento dell’ espressio- ne greca καλὸς κἀγαθό ς (crasi di καλὸς καὶ ἀγαθός ) che esprime come sostantivo astratto il concetto condensato nella coppia di aggettivi, la cui polirematica signi ca, letteralmente, bel-lo e buono. Con questi termini si indicava nella cultura ellenica, sin dai tempi di Erodoto, l’idea-le di perfezione umana: l’unità nella stessa per-sona di bellezza e valore morale, un principio che coinvolge dunque la sfera etica ed est etica, 5 Genesi , III, 1-6. 37per cui ciò che è bello deve necessariamente essere buono e viceversa. Di conseguenza ciò che è interiormente cattivo sarà anche brut-to fuori. È un concetto antico che, malgrado il suo indubbio fascino, oggi viene r itenuto fal-so e discriminatorio. Oggi va di più il binomio bello+idiota o bello+ricco (ovviamente declina-bili anche al femminile). Oggi come ogg i, chi ha i soldi diventa automaticamente bellissimo, e chi è bello  sicamente, se non ha i soldi, perderà in fascino, così come chi è bello interiormente, ovvero buono. Invece la bellezza interiore può essere tanto del bello (ricco e non), quanto del brutto (ricco e non). Molto vero per gli uomi-ni, soprattutto man mano che gli anni passano, ma, in misura minore, anche per le donne (le ricche riescono più facilmente a «comprarsi» la bellezza con abbigliamento fashion e interventi di chirurgia estetica). Oscar Wilde riteneva che «è molto meglio essere belli piuttosto che buo-ni. Ma è meglio essere buoni piuttosto che brut-ti», concludendo poi che «gli uomini possono diventare ricchi, ma non diventano mai buoni».Vestiti, borsett e, scarpe, accessori vari, per quanto ultracostosi e indicatori universalmente riconosciuti di successo e sicurezza, nascondo-no al loro interno una realtà indicibile. 38Un giorno succede che la vita ti presenta una serie di problemi e di situazioni che si incrocia-no tutti insieme, tutti da risolvere in breve tem-po, e tu perdi un po’ il  lo di te stesso. H ai paura per il futuro, inizi a dormire peggio, a stressar-ti di più; poi a non dormire più; poi iniziare ad avere qualche vertigine: pensieri  ssi su un pro- blema costante che ti assilla. Inizialmente pensi che sia un periodo, inizi a prendere la valeriana, il blando sedativo, ma niente funziona, nien-te aiuta. Dopo qualche mese di questa vita, ti decidi ad andare da uno specialista in modo da capire cosa sta succedendo al tuo cervello e al tuo  sico che non rispondono ai tuoi tentativi di controllo disperato. N on si tratta di stati d’a-nimo, ma di vere e proprie patologie dovute a scompensi nel metabolismo dei neurotrasmet-titori, le molecole che regolano il tono dell’umo-re e inducono le reazioni emotive.Lo Xanax, prodotto da P zer (la stessa dit- ta del Viagra), è uno dei più potenti ansiolitici presenti sul mercato, appartenente alla catego-ria delle cosiddette benzodiazepine, sostanze di impiego relativamente recente che vengono utilizzate in tutto il mondo, e sostituiscono i barbiturici che hanno e etti collater ali molto più marcati e pesanti. Esse svolgono le funzioni 39ansiolitica, sedativa, miorilassante, ipnotica e anticonvulsivante. Agiscono, a livello del siste-ma nervoso centrale, legandosi a speci ci recet- tori, localizzati soprattutto a livello della cortec-cia cerebrale, del lobo limbico e del cervelletto. Una volta legatesi al loro recettore, esse fav o-riscono il legame dell’acido Gamma amino bu-tirrico (Gaba) con il recettore gabaergico post-sinaptico, e potenziano quindi indirettamente l’ e etto inibitorio generale che il Gaba esercita sulla liberazione di neurotrasmettitori eccitato-ri quali Noradrenalina, Serotonina, Dopamina a livello del sistema nervoso centrale. Vengono utilizzati con successo in casi di insonnia, an-sia, stress, attacchi di panico, agorafobia, prea-nestesia, epilessia, spasmi muscolari, astinenza da alcool, delirium tremens. Tra le benzodia-zepine a emivita breve-media, c’è Alprazolam (Xanax) utilizzato in casi di disturbo d’ansia ge-neralizzata, nel disturbo da attacchi di panico, nell’agoraf obia, nei disturbi domatoformi. Gli e etti collaterali delle benzodiazepine sono do- vuti all’azione del farmaco a livello del sistema nervoso centrale e rappresentano quindi una esasperazione dell’ e etto clinico ricercato (son- nolenza, rallentamento dei ri essi, sedazione). 40L’ Alprazolam è il principio attivo dello Xanax, che è il più utilizzato dalle donne depresse. Si tratta di uno psicofarmaco che serve a stabiliz-zare l’umore, togliendo l’ansia, e ridare regola-rità al sonno. Dopo averlo provato, non uscirete più di casa senza di esso. L’ assue fazione arriva dopo un anno e mezzo circa. Non è un caso se, digitando la parola Xanax su Google, si trovano ben 18 milioni di pagine! L’ Alprazolam, come controindicazioni, produce nell’individuo sot-toposto a trattamento, una dipendenza (anche se non è la benzodiazepina che causa la dipen-denza maggiore) e, in alcuni sog getti, può de-terminare uno stato di eccitazione, invece che di tranquillizzazione; forse causato dal fatto che tale molecola si lega ad altri recettori evo-cando risposte di erenti oppur e da altri motivi. Lo Xanax solitamente è associato ad un antide-pressivo blando, poichè la cura e ettiva viene svolta dall’antidepressivo, che per ò ha tempi molto lunghi di azione, mentre l’ Al prazolam serve per tenere sotto controllo l’ansia t empo-raneamente, in modo da limitare la debilitazio-ne psico- sica che da essa deriva, in attesa che l’antidepressivo fac cia e etto. Uno degli e etti collaterali è l’inibizione del desiderio: un para- 41dosso per un farmaco commercializzato dalla medesima azienda che produce il Viagra.Rincorrere i soldi, come sinonimo di successo e felicità, è una chimera. Purtroppo, il model-lo che si è a ermato è quello economicistic o. La vita sociale, politica, culturale è ridotta ai princìpi economici considerati preminenti su tutti gli aspetti della vi ta umana. Molti vedo- no nell’accr escimento economico la soluzione, o quasi, di tutti i problemi dell’ esistenza: una concezione da estendere, non solo a quelli che possono realmente aspirare alla ricchezza, ma anche a quelli che non hanno nessuna o poche probabilità di arricchirsi. Per ambedue queste categorie, l’ec onomicismo diventa la struttu-ra indeformabile entro cui svolgere la propria esistenza: gli uni per difendere ansiosamente ciò che si possiede ed accrescerlo, gli altri per la frequente frustrazione dei propri sforzi per divenire come i primi. L’ aver abbandonato ogni considerazione di valore morale nella condotta economica, come sottolineava Antonio Rosmini, è dipeso dall’ av-vento della  loso a utilitaristica, che considera il  ne di ogni azione umana nel conseguimento del vantaggio personale; l’umanità è isterilita d a una visione esclusivamente utilitaristica dell’ esisten- 42za. Il principale problema dell’economia moder-na, infatti, non è il fattore economico, ma quello etico e culturale: «Non è dalla generosità del ma-cellaio, del birraio o del fornaio che noi possiamo sperare di ottenere il nostro pr anzo, ma dalla va-lutazione che essi fanno dei propri interessi...», scriveva nel 1776 Adam Smith in La r icchezza delle nazioni . Come ha giustamente considerato Serge Latouche, si tratta di «far uscire il martel-lo economico dalla testa», cioè di decolonizzare l’immaginario occidentale che è stato coloniz-zato dall’ economicismo sviluppista. In questo quadro egli critica anche il cosiddetto «sviluppo sostenibile», espressione prima vista di senso positivo, ma che in realtà è profondamente con-traddittoria, e rappresenta un tentativo estremo dell’ economicismo di far sopravvivere lo svilup-po, cioè la crescita economica, facendo credere che da essa dipenda il benessere dei popoli. I nu-merosi testi di Latouche invece evidenziano che i maggior i problemi ambientali e sociali del nostro tempo sono dovuti proprio alla crescita ed ai suoi e etti collaterali; di qui l’urgenza, per tentare di rispondere alle gravi emergenze del presente, di una strategia di decrescita, incentrata su valo-ri etici quali la sobrietà, il senso del limite, che nell’attuale società si sono persi di vista. 43Karl Marx in Manoscritti economico- loso ci del 1844 , sostiene che nella società che ha a sua base la proprietà privata, «il denaro è il potere alienato dell’umanità». «Quello che non posso come uomo e quindi quello che le mie forze in-dividuali non possono, lo posso mediante il de-naro. Dunque il denaro fa di ognuna di queste forze essenziali qualcosa che essa in sé non è, cioè ne fa il suo contrari o » ragiona il  losofo te- desco. Il denaro soddisfa i desideri e li traduce in realtà, traduce l’ essere rappresentat o in esse-re reale ma traduce anche, al contrario, la realtà a semplice rappresentazione: «Se ho vocazione allo studio, ma non ho denaro per realizzarla [...] non ho nessuna vocazione e ca ce , nessuna vocazione vera . Al contrario, se non ho realmen- te nessuna vocazione, ma ho volontà e denaro, ho una vocazione e ca ce [...] il denaro è dun- que l’universale rovesciamento delle individua-lità che capovolge nel loro contrario [...] muta la fedeltà in infedeltà, l’amor e in odio, l’ odio in amore, la virtù in vizio, il vizio in virtù [...] è l’universale confusione e inversione di tutte le cose». Senza la necessità sociale del denaro, cioè senza la proprietà privata «presupponen-do l’ uomo come uomo e il suo rapporto col mon- do come un rapporto umano, potrai scambiare 44amore solo con amore,  ducia solo con  ducia. Se vuoi godere dell’arte, devi essere un uomo ar-tisticamente educato; se vuoi esercitare qualche in usso sugli altr i uomini, devi essere un uomo che agisce sugli altri uomini stimolandoli e sol-lecitandoli realmente. Ognuno dei tuoi rapporti con l’uomo e la natura dev’esser e una manifesta- zione determinata e corrispondente all’oggetto della tua volontà, della tua vita individuale nella sua rea ltà . Se tu ami senz a suscitare un’amor o- sa corrispondenza, se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d’amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato , il tuo amore è impotente, è un’infelicità» conclude Marx.Come ha scritto il  losofo britannico John Locke in Due trattati sul governo (1690) «oro, ar- gento e diamanti sono cose alle quali per arbitrio e convenzione, più che per un’utilità reale e per la necessità della sussistenza, è stato attribuito un valore». Nessuna a ermazione è mai stata più vera, soprattutto se accostata alla mitica Diamonds are a girl’s best friend (I diamanti sono i migliori amici di una ragazza), la canzone, in-serita nella sceneggi atura originale del musical Gli uomini preferiscono le bionde nel 1949, scritta da Jule Styne e Leo Robin su una storia di Anita 45Loos, e resa celebre dalla versione interpretata da Marilyn Monroe nell’omonimo  lm del 1953 xkzllqsd. hinnoista(nel 1985 Madonna copiò le scenogra e, le co- reog ra e e l’iconico vestito rosa nel video della sua canzone Material Girl ). A conferma dell’at- tualità di questo refrain Nicole Kidman lo ese-gue nel  lm del 2001 Moulin Rouge!, e Be yoncé Knowles che lo canta nel 2007 per uno spot del-la nuova fragranza Emporio Armani Diamonds.In Gli uomini preferiscono le bionde di Howard Hawks, Lorelei Lee (Marilyn Monroe) e Do-rothy Shaw (Jane Russell) sono due ballerine americane molto amiche ma diverse fra loro. Dorothy è attratta dalla bellezza e Lorelei dalla ricchezza, infatti il suo  danzato è il ricco Gus Esmond. I due progettano di sposarsi a Parigi perchè il padre dell’uomo non vuole vedere il  - glio sposato con una ragazza che non sia ricca. Allora Dorothy e Lorelei si imbarcano per esse-re raggiunte da Gus in un secondo momento. Sulla nave Lorelei viene presentata al ricco sir Francis Beekman, un anziano proprietario di una miniera di diamanti. La ragazza, con la sua bellezza, lo porta a regalarle il diadema che ap-partiene a sua moglie. Dorothy invece conosce Ernie Malone e si innamora di lui, ricambiata. Malone, in realtà, è un detective incaricato da 46Esmond senior per controllare Lorelei, e quan-do Dorothy scopre la sua vera identità lo ri uta. La na ve  nalmente arriva a Parigi, e le due ra- gazze cominciano a far shopping. Quando arri-vano all’albergo, scoprono che Gus ha annullat o la prenotazione dell’hotel e la lettera di credito data a Lorelei. Le due amiche si ritrovano così in mezzo alla strada, ma dopo poco tempo rie-scono a trovare lavor o in un teatro come balle-rine. Gus arriva a Parigi, e quando assiste allo spettacolo di Lorelei dec ide di lasciarla. Intanto anche la polizia è a teatro per portare Lorelei in tribunale a causa del furto del diadema, che la ragazza non vuole restituire perchè considera suo. Viene poi convinta da Dorothy a restituire l’ oggetto, ma quando vuole farlo si accorge che è sparito. Allora, mentre Dorothy va in tribunale al posto di Lorelei, quest’ultima cerca di spillare a Gus i soldi per un altro diadema. In tribunale Dorothy cerca di far guadagnare a Lorelei più tempo possibile, e mentre viene interrogata ar-riva Malone che la riconosce: non dice nulla, ma rintraccia Beekman e gli fa restituire il diadema che aveva rubato a Lorelei per paura della mo-glie. Il padre di Gus va al teatro dove si è esi-bita Lorelei e gli impartisce la sua benedizione. Il  lm si conclude con il doppio matrimonio di 47Lorelei con Gus e di Dorothy con Malone sul-la nave. Niente di diverso dal modello velina-calciatore che impera oggi su tutti i rotocalchi e nell’immaginario di ogni ragazz a.Non c’è da stupirsi, quindi, se un giorno vi sen-tirete dire una frase, apparent emente innocua, come «Se non ce la faccio, appendo il cappello al chiodo». Per me, che sono un ingenuo, signi ca solo «mollare, non insistere». Invece, il signi cato che una donna attribuisce a questa a ermazione è radicalmente diverso e sconvolgente. «Appende-re il cappello al chiodo» signi ca trovare qualcu- no che ti mantenga. Così mi è stato freddamente spiegato, come se si trattasse di illustrarmi la pro-cedura di potatura di un bonsai. Con una premes-sa del genere, non c’è da stupirsi se seguono a er- mazioni del tipo: «Mai nel mio modo di pensare ad un uomo ho mai speso alcunchè. Non sono abituata e non mi piace. Io non voglio più pagare nulla quando sono con te; non ho mai pagato ne-anche quando esco con amici». Inimmaginabili le domande che ci si sente rivolgere: «Senti, ma tu quanto porti a casa al mese? Qual è il tuo reddito? Quanto guadagni all’anno e al mese? Quanto pa-ghi di Unico?». Una vera e propria trasvalutazione di valori, per cui il parametro di calcolo è quello reddituale. Guai a rispondere che i vostri valori 48sono altri (valori etici quali la sobrietà, il senso del limite, la solidarietà, la cultura), vi sentirete rispondere: «Perchè non la vori e porti a casa tan-ti soldi, che se non sono importanti meglio, per-chè io te li spendo tutti?». Se restate ammutoli-ti di fronte a tale richiesta, vi viene chiarito che «le donne parlano a vanvera, è il loro bello, come spendere tutti i soldi e fare shopping». E se restate basiti vi sentite rimbottare: «Dove sei vissuto  no ad ora?». Io credevo di essere vissuto nel «mondo reale», mentre mi sono sentito dire che il mio è un «mondo di panna». Credetemi, leggere e senti-re queste parole, per me è stato un vero e pr oprio shock. Parafrasando la  aba del Pi eraio magico, l’unico uomo che può salvarsi dall’infernale mac-china-donna è quello che non possiede alcunchè, perchè non ha nulla da perdere.Cosa vuole una donna oggi? Vuole semplice-mente essere mantenuta e spendere soldi del partner, senza dover rinunciare al lusso e alla «bella vita», e senza essere costretta a lavor are. Pensare che sono cr esciuto con il mito secondo il quale «il lavoro nobilita l’uomo» (che si vor-rebbe attribuita a Charles Darwin), concetto reso anche da Marx ne Il capital e : «è il lavoro a rendere tale l’uomo». Già per il citato Locke, a fondare il diritto di proprietà può essere solo il 49lavoro, per cui non si capisce a che titolo una donna potrebbe vantare diritti di acquisto e proprietà con mezzi che non sono frutto del suo lavoro. Il lavor o, inoltre, ha un’ altra funzione, come ricordano V oltaire («Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno») e Seneca («Il lavoro caccia i vizi derivanti dall’ o-zio»). Guardatevi, dunque, dalla donna parassi-ta, da quella che non vuole lavorare, da quella che condivide il pensiero di Oscar Wilde («Il la-voro è il rifugio di coloro che non hanno nulla di meglio da fare»). Come ha scritto il  losofo e sociologo tedesco Ralf Dahrendorf «il lavoro ha una sua valenza anche in quanto una delle forze principali per la strutturazione della vita degli uomini. Finora nessuno ha scoperto una forza ugualmente e cace. Sicché la società senza la- voro è rimasta singolarmente amorfa, priva di contorni e di signi cato». Dunque, guardatevi dalla donna-piovra, dal-la sapro ta, da quella che cerca solo il pollo da spennare («Io sono sempre stata mantenuta dai miei uomini, come la maggior par te delle don-ne»). Non esiste più il sentimento, l’ amore, la passione, l’irrazionalità: tutto è puro calcolo. Il ragionamento è semplice: bisogna accalappiare uno straricco, proprio come in Gli uomini pre- 50feriscono le bionde . P arte la caccia al miliardario (anche se, con l’ euro, si dovrebbe dire «milio-nario», fa ancora scena il cambio con le vecchie lire). In alternativa al miliardario, c’è sempre il mitico imprenditore (meglio se miliardario, ov-vio). Avete mai fatto caso alle quali che di sco- nosciuti, immortalati sui rotocalchi di gossip, che si accompagnano a qualche improbabile showgirl dalle dubbie qualità? Si tratta, per la maggior par te dei casi, di «imprenditori» (di cosa non capisce). Così, le donne vanno a caccia di mi-liardari e imprenditori, anche se ignoranti come capre, non certo di gente con un paio di lauree e un cervello: quello non conta niente nella società economicistica. Come diceva Blaise Pascal «Nella misura in cui si ha più spirito si trova che ci sono più uomini originali. La gente comune non trova a atto di erenza tra gli uomini. Quanto più si è spiritualmente dotati, tanto più accade di sco-prire uomini originali. La gente comune non fa di erenza tra un uomo e un altro». Per me, che sono cresciuto c on i princìpi di una sana gestione del budget familiare (niente debiti, si spendono oculatamente solo i soldi che ci sono), non è stato facile apprendere che i falliti vengono considerati socialmente come delle icone: «io apprezzo queste persone per- 51chè sono degli imprenditori; io non apprezzo chi non ha la visione imprenditoriale, chi non rischia». Avendo obiettato che il fallimento non è un valore, e che queste persone provocano dei danni sociali, mi sono sentito rispondere: «non metterei mai il Paese in mano ad uno che pensa ciò che stai dicendo tu, meglio i ladri». Sempre la «visione imprenditoriale» porta a parlare di «start-up» della relazione, proprio come se si trattasse di un’azienda: «lo start-up non è la coppia; prima lo start-up, poi le scelte per il bene della coppia e non per il bene per-sonale». Tutto diventa calcolo economico lega-to alla potenzialità di spesa per lo shopping: «Io comunque amo sperperare, inutile cercare di fermarmi sono compulsiva. Io non voglio abi-tuarmi a vivere senza fronzoli». Sacri ci (leg gi: lavorare) non ne vuol più far e nessuno; si cerca-no tutte le scorciatoie per una vita «facile».Capita che la donna venga mollata dal marito (caso non infrequente, visto che le competitor sul mercato, ragazze dell’Est comprese, sono più giovani e hanno meno pretese); in questo caso il problema è come mantenere la villa con piscina che prima pagava il consorte («Il bagno in piscina questa estate non ti faceva così schifo; sai quanto mi è costata la piscina? Duemila euro da maggio a 52settembre»). La lite con l’ ex è per i soldi, e spesso i  gli (che naturalmente frequentano una scuola privata) vengono usati come strumento per otte-nere un appannaggio migliore. Il problema non è che il marito è scappato con la migliore amica (su quello ci si passa pure sopra); il problema è che «mi ha fatto vivere da regina per 13 anni». Uno dei motivi della crisi economica mondia-le scoppiata nell’autunno 2008 è che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, ac-cumulando debiti, e nessuno vuole rinunciare a quel  nt o benessere fatto di spese. «Il problema e che lui non vuole darmi il mantenimento. Io lo voglio il mantenimento» è il mantra ripetuto ossessivamente. E se il maritino non volesse? «Certo, metti che io non prendo nulla: dovrai mantenermi» è la risposta. Non stiamo parlan-do di un semplice mantenimento fatto di casa, spesa, e bisogni basilari; stiamo parlando di soddisfare gli impulsi del consumismo più sfre-nato: «Io avevo il piacere di ballar e, di lavorare, di diventare famosa, di fare un po di soldi. Io comunque amo sperperare: inutile cercare di fermarmi sono compulsiva». A proposito della fama, Paul V aler y sosteneva che i veri geni restano sconosciuti, in compenso però i veri de cienti sono molto conosciuti. Per- 53sonalmente condivido l’a er mazione di Oscar Wilde, secondo il quale il culto delle gioie sem-plici è l’ultimo rifugio di uno spirito complesso come il mio. Ciò che misura la virtù di un uomo non sono gli sforzi, ma la normalità, sosteneva Pascal, aggiungendo che «le menti piccole sono preoccupate dalle cose straordinarie, le menti grandi da quelle ordinarie».Assistiamo al rovesciamento dei bisogni natu-rali della persona, al sovvertimento degli elementi che ne costituiscono il benessere. Il bisogno non è necessariamente una motivazione su ci e n t e pe r agire, poichè esistono pulsioni ad agire che non trovano la loro origine in uno stato di carenza. Il bisogno in senso psicologico non è sovrappo-nibile sempre a quello psico siologico (come ad esempio nei casi di dipendenza psicologica da an-tidepressivi che non danno dipendenza  sica). Tra il 1943 e il 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow concepì il concetto di Hierar- chy of needs (gerarchia dei bisogni o necessità) e la divulgò nel libro Motivation and P ersonality del 1954. Questa scala di bisogni è suddivisa in cin-que di erenti livelli, dai più elementari (necessa- ri alla sopravvivenza dell’individuo) ai più com-plessi (di carattere sociale). L ’individuo si realizza passando per i vari stadi, i quali devono essere 54soddisfatti in modo progressivo. Questa scala è internazionalmente conosciuta come «la pirami-de di Maslow». I livelli di bisogno concepiti sono:1. Bisogni  siolo gici (fame, sete, ecc.) 2. Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione3. Bisogni di appartenenza (a e tto, identi - cazione)4. Bisogni di stima, di prestigio, di successo5. Bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative e oc-cupando una posizione soddisfacente nel grup-po sociale). 55Successivamente sono giunte critiche a que-sta scala di identi cazione, perché sempli - cherebbe in maniera drastica i reali bisogni dell’uomo e, soprattutto, il loro livello di «im-portanza». La scala sarebbe perciò più corretta in termini prettamente funzionali alla semplice sopravvivenza dell’individuo che in termini di a ermazione sociale. Si tratterebbe perciò di bisogni di tipo psico siologico, più che psicolo- gico in senso stretto. Altre critiche vertevano sul fatto che la suc-cessione dei livelli potrebbe non corrispondere ad uno stato oggettivo condivisibile per tutti i soggetti. Inoltre, una scala di bisogni essenziali che considera la realizzazione a ettiva e la ses- sualità come bisogni tra i meno essenziali, nega l’ evidenza che l’ essere umano stesso si costitu-isce proprio in conseguenza della pratica della sessualità. Lo stesso Maslow nel libro del 1968 Tow ard a Psychology of Being ag giungerà alcuni livelli che aveva inizialmente ignorato.Oggi la piramide di Maslow appare completa-mente rovesciata. Se lo psicologo statunitense ipotizzava che i bisogni di autorealizzazione, comprendenti la necessità di portare a compi-mento le proprie aspettative e la propria iden-tità, erano relegati al livello più alto della gerar- 56chia e, quindi, percepiti dalle persone come gli ultimi per necessità di realizzazione, oggi essi sono alla base: reggono l’attuale gerarchia, e senza la realizzazione di questa primaria esi-genza, la quale concerne il soddisfacimento dei bisogni di curiosità, di apprendimento e di suc-cesso, nient’altro sta in piedi. La realizzazione compiuta di se stesso, dell’Io interiore, dei propri sogni, della più grande passione, tutto questo viene prima di ogni al-tra cosa. Per la donna si tratta di una borsa di Hermès, di un paio di scarpe di Laboutin, di una pelliccia o di un anello. Non importa se per que-sto vengono sacri cati le emozioni, gli a etti, la famiglia, l’intimità, le vacanze, la natura , l’arte, la cultura. «Io sono realista e a me piace trop-po la bella vita, quindi la ricercherò sempre, per amore non posso fare nessuna scelta diversa dal mio pensiero» è la logica conseguenza di questa premessa. «Io vivo in questo mondo, e tutto ciò che è bellezza per me è fondamentale: una bel-la borsa, un bel vestito, un bel ristorante, una bella macchina mi grati cano solo perchè sono belli mi attirano l’attenzione e mi gr ati cano». Il resto non ha alcun valore. 57 58La motivazione all’autorealizzazione che ab-biamo visto essere una delle principali moti-vazioni che sostiene il lavoro umano è, quindi, quella che più conta. Allo stesso livello possono essere aggiunti i bisogni di trascendenza che spingono ad andare oltre se stessi per sentirsi parte di una realtà più vasta. Infatti abbiamo osservato come il senso di appartenenza ad una determinata cerchia sociale, conquistato attra-verso oggetti status symbol, sia un elemento chiave per chi aspira ad essere tenuto in consi-derazione dalla «buona società». Il fatto di esse-re apprezzati e approvati, che risponde al biso-gno di stima, è poi il secondo livello gerarchico più importante. Il secondo gradino comprende quindi i bisogni dell’Io esteriore, espressione del modo in cui si vorrebbe essere percepiti e considerati dal mondo esteriore. Oscar Wilde diceva che «la buona società è una cosa necessa-ria: farne par te è solo una gran noia, ma esserne fuori è una tragedia».Il bisogno di apparire è così sintetizzato in questa frase: «La gente ti apprezza immediata-mente, è a questo che serve l’apparire; non si ha tanto tempo da perdere per cercar e di capire gli altri, allora ci si mette in condizioni di avere un biglietto da visita consono». Ne deriva l’assurda 59convinzione che «il tempo si può comperare»: mai sentita una frase più stupida. Il tempo è l’unica risorsa veramente scarsa (se proprio vo-gliamo farne un ragionamento economicistico), inutile cercare di fermarlo ricorrendo alla chi-rurgia estetica: lifting , labioplastica, cheilopla-stica, rinoplastica, blefaroplastica , liposuzioni, somministrazione di botulino, collagene o aci-do ialuronico. L ’aspetto est eriore diventa così importante che non si esita a manipolarlo,  no al punto che risulta impossibile per no imma- ginare il volto originario di una persona, dive-nuto simile a quello del Joker di Batman, solo che, anzichè a Gotham City, sembra di esser e a Silicon V alley. Ancor a una volta, è illuminante l’aforisma di Oscar Wilde, secondo il quale «il volto di un uomo è la sua autobiogra a. Il vol- to di una donna è la sua opera di fantasia». Si ritiene, erroneamente, che per farsi accettare dagli altri sia necessario essere «belli», anche a dispetto della propria età anagra ca . Gli interventi estetici sono quindi visti alla stregua di un investimento, un lasciapassare per il «bel mondo», dove è più facile incontrare un imprenditore milionario disposto a pagare le successive operazioni (per prima la masto-plastica) per avere il piacere di portare in giro 60«una bella  ga». Non importa, poi, se lo stes- so di Birkin o di Kelly ne compra due per vol-ta (una anche per l’amante, probabilment e la segretaria), l’importante è non dover lavorare e disporre ugualmente del denaro necessario a sfogare il desiderio irrefrenabile di fare shop-ping (anche questo non per reale necessità, ma per poter ostentare di fronte agli altri costosi oggetti come simbolo di benessere e sicurezza sociale).Poichè tutto è basato sull’ apparenza , l’im-magine e l’aspetto esteriore rappresentano un bene primario, con il quale procurarsi l’accondi-scendenza degli uomini e, in ne, il loro denaro. «Mi chiamano sempre gli altri, io non chiamo nessuno. Io non chiedo mai niente, mi dispiace, la principessa sono io; piuttosto sola che chie-dere. Una bella  ga non dice certe cose; è attivi- tà dell’uomo il cortegg iamento. Mai corteggiato nessuno, non lo trovo confacente ad una don-na; la donna sceglie e l’uomo se viene scelto cor-teggia , se no che ce l’hai a fare il pisello? Io va-luto se una è una bella  ga dagli uomini che gli stanno dietro, e io ne ho tanti e che sarebbero disposti anche ad aiutarmi per risolvere i miei problemi». Il tentativo di riportare la donna sulla terra, facendole pacatamente notare che, 61a 45 anni, con una  glia stronza e maleducata di dieci, una montagna di debiti e di problemi, e una marea di giovani e belle competitor sen-za tante pretese in giro, ha esiti disastrosi. «Io voglio fare la regina sempre, e non voglio mai più sentirmi dire che di  ghe ce ne sono più di me: non lo accetterò mai più, è chiaro? Se uno mi dice quelle bruttissime parole io non potrò mai essere la sua regina; per uno che mi ama io sono la più  ga sulla terra e non gli verrebbe in mente di dire ciò. Io non permetto a nessuno di dirmi che in giro c’è gente più bella di me; il tuo amore da quattro soldi in latelo su per il culo, chiaro! Fottiti». La conclusione è un «sono incazzatissima: va anculo». Impossibile, quin- di, cercare di far ragionare la donna, puntando sui sentimenti, sull’unità della coppia, ecc. «Di solito, ci si convince meglio con le ragioni tro-vate da sé stessi che non con quelle venute in mente ad altri» notava giustamente Pascal, se-condo il quale «l’ultimo passo della ragione, è il riconoscere che ci sono un’in nità di cose che la sorpassano». La v
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dodano: 17/03/2011 23:08 • komentarze: 2745 • odsłony: 40400 • kategoria: Inne • dodał: Torton

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